Breve discorso fra lo stato e il cittadino (o un’impresa) con partita IVA

– stato: buongiorno cittadino (o impresa) con partita IVA, sai che ho bisogno di soldi per fornirti servizi che funzionano poco e male?

– cittadino o impresa: si, ma ho il sospetto che li vuoi da me quei soldi.

– stato: certo, devi pagarmi le tasse su quello che guadagni.

– cittadino o impresa: mi sembra giusto… ma quanto vuoi che ti paghi?

– stato: fra tasse dirette e indirette … praticamente ritieniti fortunato sei ti lascio qualcosa per mangiare.

– citt. o impr.: mi sembra giusto… ma quando vuoi che ti paghi?

– stato: a giugno dell’anno prossimo…

– stato: …però devi darmi un piccolo acconto a novembre di questo anno.

– citt. o impr.: mi sembra giusto……e come lo calcoli l’acconto se non sai ancora quanto avrò guadagnato?

– stato: no, no l’acconto lo calcoli tu e devi calcolarlo come se tu guadagnassi almeno quanto l’anno precedente.

– citt. o impr.: ma c’è crisi e quest’anno guadagnerò meno (o forse non guadagnerò per niente)

– stato: mi spiace per te … magari chiederai un rimborso.

– citt. o impr..: … e in ogni caso quant’è l’ACCONTO che dovrei darti??

– stato: non molto, un acconticino ragionevole …vedrai che ti tratto bene: per l’IRPEF il 100%, per l’IRAP il 101%, per l’IRES il 110%.

– citt. o impr.: scusa ma l’acconto non dovrebbe essere inferiore al saldo, per definizione?

– stato: l’acconto è un acconto, se è superiore al saldo … magari chiederai un rimborso

– citt. o impr.: scusa la mia ignoranza contabile, a dirtela tutta, mi sembra che a fare come dici … è come se pagassi le tasse in anticipo e maggiorate.

– stato: … magari chiederai un rimborso

– citt. o impr.: ma mi hanno detto che sei un po’ lentino .. a restituire i soldi

– stato: mi sa che ti hanno informato male; vedrai che se hai un po’ di fortuna entro una quindicina d’anni li riavrai tutti e senza interessi!

– stato: allora .. tutto chiaro? Siamo d’accordo?

– citt. o impr.: tutto chiaro

– citt. o impr.: un ultima cosa…. Ci sarebbe la questione di quel lavoretto che ti ho fatto qualche mese fa per il quale non mi risulta ancora il pagamento da parte tua …

– stato: si… e allora?

– citt. o impr.: niente… chiedevo … quando hai intenzione … di pagarmi così magari mi è più facile darti l’ACCONTICINO di novembre…

– stato: guarda non me ne parlare, ora non posso proprio, devi proprio aspettare ed essere comprensivo con me…..dopo tutto l’hai detto tu stesso… c’è crisi!

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Rispetto e indignazione

L’inaudito attacco mediatico al M5S iniziato dopo il voto alle politiche di febbraio, dopo la formazione del Governo Letta, si sta trasformando in una vera e propria guerra a suon di leggi e e leggine contro il Movimento.

Basti pensare al progetto di legge della coppia PD Zanda-Finocchiaro, secondo il quale il M5S non potrebbe partecipare alle elezioni, per non parlare della distorsione continua della realtà che raccontano quotidianamente giornali e televisioni.

C’è però un fatto importante che si dimentica chi attacca il Movimento con bugie, odio, falsa informazione e leggi ad hoc: il Movimento 5 Stelle non è un Ente, non è un oggetto, non è uno stato straniero e neanche un esercito alieno che viene dalla Galassia di Vega.

Il Movimento 5 Stelle è un insieme di persone. Milioni di persone accomunate da un sogno: cambiare prima l’Italia e poi il mondo con regole e valori nuovi. Milioni di persone però dimenticate, irrise, offese nella loro dignità e nella loro intelligenza.

Non pretendiamo di avere ragione su tutto, di avere la ricetta per risolvere ogni problema sia a livello locale che nazionale, ma pretendiamo il rispetto per le nostre idee e rivendichiamo la stessa dignità di pensiero che noi riconosciamo ad ogni altra formazione politica.

Ecco perchè siamo indignati, non dall’attacco mediatico che ci aspettavamo perchè è controllato da un sistema di potere corrotto del quale denunciamo con forza i comportamenti delinquenziali, ma siamo indignati dall’indifferenza, dall’indifferenza compiaciuta delle persone che non la pensano come noi.

Vorremmo che chi dissente dalle idee del Movimento 5 Stelle, si confrontasse con noi, magari dimostrandoci che non siamo nel giusto su alcune nostre posizioni di politica economica o sociale, ma vorremmo ancora di più che si indignassero come noi quando i media deformano la realtà, quando si accaniscono ad attaccare le persone nella vita privata, quando sbattono in prima pagina le mail personali dei nostri portavoce in parlamento, quando pubblicano foto di piazze vuote perché scattate quando i comizi del M5S sono terminati e invece erano strapiene di gente come non si vedeva da anni in Italia. Se le Tv e i giornali si accanissero contro un partito o una corrente politica, saremmo i primi a denunciare questo comportamento.

Voltaire diceva “Non la penso come te ma darei la vita per farti dire quello che pensi”.

A riveder le stelle.

Le sigarette e il Movimento 5 Stelle

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Ultimamente hanno avuto una diffusione enorme, un vero e proprio boom commerciale, le sigarette elettroniche. Chiedendomi quali siano i motivi sociali e psicologici del successo di questo prodotto, mi sono reso conto di come l’atteggiamento di moltissime persone verso la tossicodipendenza da sigaretta sia molto simile a quello tenuto nella politica verso i partiti tradizionali.

Il vizio del fumo fa male: se si vogliono evitarne gli effetti disastrosi, ogni medico degno di questo nome consiglia ad ogni fumatore di smettere di fumare. Non ci sono alternative, l’unico modo per non farsi male col fumo è non ‘praticarlo’. Questo è confermato dalle statistiche e soprattutto testimoniato dalle migliaia di persone che sono riuscite ad uscire dalla dipendenza da nicotina.

Il condizionamento dei media nel presentare la sigaretta come il toccasana della vita, come un modo di godersi meglio la vita, talmente appagante che è irrinunciabile anche se la vita la scorcia, è così efficace che genera nel fumatore  un attaccamento autolesionista alla sigaretta. È risaputo che fanno male, lo confermano le statistiche, lo dice lo zio malato di tumore ai polmoni, ma il fumatore trova ogni scusa possibile per continuare a drogarsi e farsi del male.

Ecco che si inventano le sigarette Light. Poi si inizia a fumare la pipa. Si passa quindi al sigaro. Si approda alle sigarette fai da te. Poi si mettono le scritte sui pacchetti ‘NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE’, ‘IL FUMO UCCIDE’ ‘IL FUMO UCCITE TE E CHI TI STA INTORNO’. E adesso ci si inventano le sigarette elettroniche.

La sostanza però è che il fumatore continua a fumare, a farsi male ed arricchire i produttori e i commercianti del tabacco.

La stessa cosa succede con i partiti politici. I partiti sono i responsabili primi della miseria in cui ci troviamo, della fuga delle nuove generazioni, hanno rubato tutto, e la cosa più preziosa che si sono presi è la speranza nel futuro. Tutti lo sanno, tutti si arrabbiano davanti alla tv verso il politico corrotto, si indignano per i loro enormi e non meritati stipendi. Ma poi votano i partiti.

Il condizionamento dei media è tanto forte che le persone non riescono a staccarsene. Prima ero comunista, poi del partito democratico di sinistra, poi democratido di sinistra e basta, poi del partito democratico; ho votato forza italia, il partito delle libertà, la casa delle libertà, alleanza nazionale, fratelli d’italia, ho votato querce, ulivi e asinelli, i verdi e pure i verdi col sole che ride, sinistra ecologia e libertà, rifondazione comunista, il partito della rifondazione comunista e i comunisti italiani.

So e ho sempre saputo che sono tutti uguali, rubano e mi fanno male, ma continuo a votarli!

Ecco cosa è il Movimento 5 Stelle: è quel saggio medico che ti ripete, guarda che se davvero vuoi cambiare la tua vita, se davvero vuoi stare in salute, devi smettere di fumare, devi cominciare a cambiare stile di vita, alzarti presto e farti una camminata la mattina, mangiare meno e meglio; devi smettere di votare i partiti tradizionali, devi iniziare a votare per te stesso  smettendo di delegare la tua porzione di sovranità agli altri, devi rimboccarti le maniche e partecipare alla vita politica, iniziando dal basso, dal tuo comune.

È difficile, ma solo così inizierai a sentirti meglio.

Un ex fumatore

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La Commemorazione del lavoro

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C’era una volta il lavoro.

Quello vero, quello retribuito, quello che le persone facevano con soddisfazione, quello che se non mi piaceva mi licenziavo e ne trovavo un altro.

C’era il lavoro, quello che era un diritto, quello sul quale era fondata la Repubblica Italiana che veniva festeggiato il primo maggio di ogni anno.

C’era il lavoro in un posto fisso, che permetteva di fare progetti non per una settimana o un mese, ma per una vita intera, quello per cui ti davano un mutuo, che ti permetteva di acquistare una casa o addirittura di acquistare un terreno e farti una villa, quello per cui la parola sciopero aveva ancora un significato, quello che nobilita l’uomo e anche la donna.

Insieme al lavoro c’erano persone soddisfatte, spesso stanche ma felici, persone che avevano ancora un futuro, persone per cui ‘speranza’ non era soltanto una parola vuota e triste.

Oggi il lavoro non esiste più. Quel che ne rimane si è trasformato in sfruttamento e precarietà oppure in privilegio. Se non si è raccomandati, privilegiati, corrotti o corruttori è diventato quasi impossibile avere un lavoro vero; resta soltanto la possibilità di farsi sfruttare svolgendo attività in nero o precarie per poche centinaia di  euro al mese, ma questo non è lavoro… questa è disperazione.

Il primo maggio non è più la festa del lavoro, ma la sua commemorazione, il triste ricordo di un mondo e di una società che non ci sono più e che forse mai torneranno. Spero soltanto che questo giorno costituisca almeno un’occasione per ritrovarsi con amici e familiari, per riscoprire il valore della solidarietà e dell’altruismo sui quali iniziare a pensare di costruire una società nuova e diversa da quella odierna in fallimento.

Buon primo maggio a tutti quanti, Lorenzo.

Una voce dal nulla

Da un po’ di anni a questa parte, nella telefonia, si è affermata la ‘moda’ dei numeri verdi o dei messaggi registrati alla risposta. Un numero sempre maggiore di aziende, privati o enti pubblici ricorrono all’ausilio di questi strumenti per far fronte alle telefonate dei loro clienti, di utenti o di semplici cittadini.

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In principio ogni ufficio, di qualsiasi ente, per quanto grande fosse, aveva il proprio numero di telefono che era pubblico e chiunque poteva scegliere di chiamare l’ufficio di cui aveva bisogno e si sentiva rispondere da una voce umana posseduta da una persona fisica che ascoltava la richiesta, dava informazioni o al massimo comunicava all’interlocutore che doveva rivolgersi ad un altro ufficio dandogli il numero diretto per poter parlare con la persona giusta.

Poi venne introdotta la figura del centralinista, un filtro umano che prendeva tutte le telefonate e le trasmetteva agli uffici interessati. Parlare con una persona competente iniziò a diventare più difficile perché il centralinista si limitava a passare la telefonata alla stanza e se nessuno rispondeva se ne lavava le mani… ‘più che provare a passarglielo in stanza…non posso fare’ e magari l’ufficio della persona cercata è alle tue spalle e lo stai vedendo mentre gioca al solitario al computer.

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Infine venne il disco, una ‘voce dal nulla’ che ti fa attendere ore prima di ottenere un’informazione che di solito risulta inutile. Un niente di fatto frustrante che irrita l’utente e ha il solo scopo di far sì che l’Ente o la persona cercate risultino irreperibili e quindi non possano ‘rispondere’ (appunto) di disservizi, errori, o tariffazioni sbagliate.

Credo che questi messaggi registrati siano di fatto un segno lampante della decadenza dei nostri tempi, un simbolo dell’arroganza di chiunque detenga il potere che fa di tutto per sfuggire alle proprie responsabilità considerando i propri clienti o utenti alla stregua di salvadenai da svuotare a proprio piacimento: fino a che il cittadino si limita a pagare senza discutere, tutto scorre, ma non appena tenta anche solo di avere una qualche informazione, viene posto di fronte a questi messaggi registrati che si rivelano spesso montagne troppo alte da scalare per chi non sia munito di molto tempo da perdere, di volontà ferrea e pazienza abbondante.

Chiudo facendo un appello che invito a condividere:

RIDATECI LE PERSONE!!! ABOLIAMO I MESSAGGI REGISTRATI!!!

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La Cappella Sistina di Cascina

Da oggi, periodicamente, ospiterò articoli di amici che hanno qualcosa di interessante da dire nei loro campi di interesse. Ho quindi l’onore di presentare il primo articolo di Roberto Cei che scriverà di arte, soprattutto quella legata al nostro territorio. Il post di oggi parla di un edificio davanti al quale passo praticamente tutti i giorni senza mai essermi chiesto cosa esso sia o cosa contenga ….. buona lettura!

Sul corso di Cascina, in un edificio costruito in semplice laterizio, si conserva un capolavoro dell’arte medievale, quello che può essere definito “la Cappella Sistina di Cascina”

L’Oratorio di San Giovanni Battista di fatto contiene uno straordinario ciclo pittorico eseguito nel 1398 dal pittore senese Martino di Bartolomeo.

Le scene dipinte ad affresco, cioè sulle pareti ancora umide, narrano storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Iniziano con la Cosmonografia, in alto a destra, e si concludono sulla parete di fondo con alcune scene della vita del Cristo, la grande Crocifissione e ciò che rimane delle storie del Battista, a cui l’oratorio è appunto intitolato.

Il registro primo sulle pareti propone invece una sequela di vari Santi, l’Annunciazione e lo stesso committente dei lavori, che lo troviamo inginocchiato ai piedi del Battista nella seconda campata a destra.

Questo sistema compositivo pittorico ha lo scopo preciso di essere una Bibbia srotolata sui muri, una Bibbia detta Pauperum, dei poveri, dove le raffigurazioni aiutano in maniera inequivocabile la comprensione delle Sacre Scritture.

Visitando un edificio del genere è bene quindi considerare le pareti dipinte non solo come manifestazione dalla maestria e del genio di un pittore medievale ma piuttosto come un mezzo di comunicazione, un sistema didattico, un sistema di evangelizzazione.

Le storie, le scene, le singole figure non hanno la sola funzione di abbellire e dar lustro ad una chiesa, sono lì perché fanno parte della chiesa stessa, sono la chiesa.

Non è un caso infatti che le storie dell’Antico Testamento siano state realizzate con una tecnica monocromatica mentre le scene del Nuovo Testamento siano “a colori”. Il colore della parete di fondo, che funge anche da grande dossale, sta anche a indicare la centralità della figura del Redentore che, attraverso il suo sacrificio (la grande crocifissione) deve passare la vita di ogni credente; e non è ancora un caso che anche i Santi e martiri dell’ultimo registro siano stati affreschi con la stessa tecnica policroma.

La prossima volta che farete due passi sul corso e l’Oratorio sarà aperto: entrateci, ne vale veramente la pena!

link utili:

http://www.comune.cascina.pi.it/oratoriosangiovanni/Home.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Martino_di_Bartolomeo

Autore: Roberto Cei

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La mattanza del giovedi

Vorrei porre l’attenzione su quello che nel comune di Cascina, dove risiedo, è il rito fisso di ogni giovedi mattina. Come il musulmano alla Mecca o il pellegrino a Lourdes, il cascinese d.o.c., ogni giovedi, si reca dalla periferia al capoluogo per fare la spesa al mercato.

Corso Matteotti, che nel resto della settimana, assomiglia più ad una desolata strada da film Western dove si sfidavano a duello i fuorilegge, che al corso principale di una cittadina dei nostri giorni, si anima di colpo e inizia fin dalle prime ore dell’alba a riempirsi di banchi e banchetti che saranno la meta di signore di mezza età alla ricerca di frutta e verdura fresche o di spavaldi giovincelli che ‘marinano’ la scuola e vanno a provare le ultime tendenze in fatto di moda.

Il centro prende improvvisamente vita riempendosi di centinaia, forse di migliaia di persone, le quali arrivano per la maggior parte con mezzi a motore che devono lasciare in sosta prima di poter fare i loro acquisti. La logistica del centro di Cascina non è del tutto adatta a questa improvvisa impennata di presenze, mancando il territorio di mezzi pubblici, viabilità o spazi a parcheggio sufficienti ad accogliere tutte queste persone. Ecco che si può assistere a scene degne dell’assalto ai forni del Manzoni: schiere di auto che girano per ore in cerca di un posteggio, immancabilmente aiutate da parcheggiatori abusivi che cercano di barattare la vendita di qualche cianfrusaglia con una buona indicazione di dove trovare l’agognato parcheggio. Figli che accompagnano la madre al mercato e restano in auto in seconda o terza fila pronti a spostarsi qualora intralciassero troppo il traffico o nel caso faccia la comparsa la divisa di un Vigile Urbano con il taccuino in mano. Auto lasciate in sosta in ogni dove, genitori con i figli al guinzaglio che si mischiano alla folla per portare i loro bambini a scuola.

Tutto questo caos è condito dall’azione dei vigili urbani i quali, più che provare a regolare questo grande afflusso di auto e persone, sembra che stiano aspettando soltanto la ghiotta occasione per fare cassa gettandosi sulle auto in sosta vietata come avvoltoi sulle carcasse.

Personalmente non capisco cosa spinga le persone a continuare a partecipare a quella che dovrebbe essere una sorta di festa gioiosa e sembra essersi trasformata in una vera e propria mattanza, dove ogni partecipante al banchetto cerca di spennare il pollo nel modo migliore; dal venditore, al vigile, al parcheggiatore abusivo, per finire con il tipo che ti avvicina chiedendoti un contributo ponendoti la solita domanda ‘ma tu … sei contro la droga?’