Le sigarette e il Movimento 5 Stelle

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Ultimamente hanno avuto una diffusione enorme, un vero e proprio boom commerciale, le sigarette elettroniche. Chiedendomi quali siano i motivi sociali e psicologici del successo di questo prodotto, mi sono reso conto di come l’atteggiamento di moltissime persone verso la tossicodipendenza da sigaretta sia molto simile a quello tenuto nella politica verso i partiti tradizionali.

Il vizio del fumo fa male: se si vogliono evitarne gli effetti disastrosi, ogni medico degno di questo nome consiglia ad ogni fumatore di smettere di fumare. Non ci sono alternative, l’unico modo per non farsi male col fumo è non ‘praticarlo’. Questo è confermato dalle statistiche e soprattutto testimoniato dalle migliaia di persone che sono riuscite ad uscire dalla dipendenza da nicotina.

Il condizionamento dei media nel presentare la sigaretta come il toccasana della vita, come un modo di godersi meglio la vita, talmente appagante che è irrinunciabile anche se la vita la scorcia, è così efficace che genera nel fumatore  un attaccamento autolesionista alla sigaretta. È risaputo che fanno male, lo confermano le statistiche, lo dice lo zio malato di tumore ai polmoni, ma il fumatore trova ogni scusa possibile per continuare a drogarsi e farsi del male.

Ecco che si inventano le sigarette Light. Poi si inizia a fumare la pipa. Si passa quindi al sigaro. Si approda alle sigarette fai da te. Poi si mettono le scritte sui pacchetti ‘NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE’, ‘IL FUMO UCCIDE’ ‘IL FUMO UCCITE TE E CHI TI STA INTORNO’. E adesso ci si inventano le sigarette elettroniche.

La sostanza però è che il fumatore continua a fumare, a farsi male ed arricchire i produttori e i commercianti del tabacco.

La stessa cosa succede con i partiti politici. I partiti sono i responsabili primi della miseria in cui ci troviamo, della fuga delle nuove generazioni, hanno rubato tutto, e la cosa più preziosa che si sono presi è la speranza nel futuro. Tutti lo sanno, tutti si arrabbiano davanti alla tv verso il politico corrotto, si indignano per i loro enormi e non meritati stipendi. Ma poi votano i partiti.

Il condizionamento dei media è tanto forte che le persone non riescono a staccarsene. Prima ero comunista, poi del partito democratico di sinistra, poi democratido di sinistra e basta, poi del partito democratico; ho votato forza italia, il partito delle libertà, la casa delle libertà, alleanza nazionale, fratelli d’italia, ho votato querce, ulivi e asinelli, i verdi e pure i verdi col sole che ride, sinistra ecologia e libertà, rifondazione comunista, il partito della rifondazione comunista e i comunisti italiani.

So e ho sempre saputo che sono tutti uguali, rubano e mi fanno male, ma continuo a votarli!

Ecco cosa è il Movimento 5 Stelle: è quel saggio medico che ti ripete, guarda che se davvero vuoi cambiare la tua vita, se davvero vuoi stare in salute, devi smettere di fumare, devi cominciare a cambiare stile di vita, alzarti presto e farti una camminata la mattina, mangiare meno e meglio; devi smettere di votare i partiti tradizionali, devi iniziare a votare per te stesso  smettendo di delegare la tua porzione di sovranità agli altri, devi rimboccarti le maniche e partecipare alla vita politica, iniziando dal basso, dal tuo comune.

È difficile, ma solo così inizierai a sentirti meglio.

Un ex fumatore

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La Commemorazione del lavoro

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C’era una volta il lavoro.

Quello vero, quello retribuito, quello che le persone facevano con soddisfazione, quello che se non mi piaceva mi licenziavo e ne trovavo un altro.

C’era il lavoro, quello che era un diritto, quello sul quale era fondata la Repubblica Italiana che veniva festeggiato il primo maggio di ogni anno.

C’era il lavoro in un posto fisso, che permetteva di fare progetti non per una settimana o un mese, ma per una vita intera, quello per cui ti davano un mutuo, che ti permetteva di acquistare una casa o addirittura di acquistare un terreno e farti una villa, quello per cui la parola sciopero aveva ancora un significato, quello che nobilita l’uomo e anche la donna.

Insieme al lavoro c’erano persone soddisfatte, spesso stanche ma felici, persone che avevano ancora un futuro, persone per cui ‘speranza’ non era soltanto una parola vuota e triste.

Oggi il lavoro non esiste più. Quel che ne rimane si è trasformato in sfruttamento e precarietà oppure in privilegio. Se non si è raccomandati, privilegiati, corrotti o corruttori è diventato quasi impossibile avere un lavoro vero; resta soltanto la possibilità di farsi sfruttare svolgendo attività in nero o precarie per poche centinaia di  euro al mese, ma questo non è lavoro… questa è disperazione.

Il primo maggio non è più la festa del lavoro, ma la sua commemorazione, il triste ricordo di un mondo e di una società che non ci sono più e che forse mai torneranno. Spero soltanto che questo giorno costituisca almeno un’occasione per ritrovarsi con amici e familiari, per riscoprire il valore della solidarietà e dell’altruismo sui quali iniziare a pensare di costruire una società nuova e diversa da quella odierna in fallimento.

Buon primo maggio a tutti quanti, Lorenzo.

Una voce dal nulla

Da un po’ di anni a questa parte, nella telefonia, si è affermata la ‘moda’ dei numeri verdi o dei messaggi registrati alla risposta. Un numero sempre maggiore di aziende, privati o enti pubblici ricorrono all’ausilio di questi strumenti per far fronte alle telefonate dei loro clienti, di utenti o di semplici cittadini.

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In principio ogni ufficio, di qualsiasi ente, per quanto grande fosse, aveva il proprio numero di telefono che era pubblico e chiunque poteva scegliere di chiamare l’ufficio di cui aveva bisogno e si sentiva rispondere da una voce umana posseduta da una persona fisica che ascoltava la richiesta, dava informazioni o al massimo comunicava all’interlocutore che doveva rivolgersi ad un altro ufficio dandogli il numero diretto per poter parlare con la persona giusta.

Poi venne introdotta la figura del centralinista, un filtro umano che prendeva tutte le telefonate e le trasmetteva agli uffici interessati. Parlare con una persona competente iniziò a diventare più difficile perché il centralinista si limitava a passare la telefonata alla stanza e se nessuno rispondeva se ne lavava le mani… ‘più che provare a passarglielo in stanza…non posso fare’ e magari l’ufficio della persona cercata è alle tue spalle e lo stai vedendo mentre gioca al solitario al computer.

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Infine venne il disco, una ‘voce dal nulla’ che ti fa attendere ore prima di ottenere un’informazione che di solito risulta inutile. Un niente di fatto frustrante che irrita l’utente e ha il solo scopo di far sì che l’Ente o la persona cercate risultino irreperibili e quindi non possano ‘rispondere’ (appunto) di disservizi, errori, o tariffazioni sbagliate.

Credo che questi messaggi registrati siano di fatto un segno lampante della decadenza dei nostri tempi, un simbolo dell’arroganza di chiunque detenga il potere che fa di tutto per sfuggire alle proprie responsabilità considerando i propri clienti o utenti alla stregua di salvadenai da svuotare a proprio piacimento: fino a che il cittadino si limita a pagare senza discutere, tutto scorre, ma non appena tenta anche solo di avere una qualche informazione, viene posto di fronte a questi messaggi registrati che si rivelano spesso montagne troppo alte da scalare per chi non sia munito di molto tempo da perdere, di volontà ferrea e pazienza abbondante.

Chiudo facendo un appello che invito a condividere:

RIDATECI LE PERSONE!!! ABOLIAMO I MESSAGGI REGISTRATI!!!

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La mattanza del giovedi

Vorrei porre l’attenzione su quello che nel comune di Cascina, dove risiedo, è il rito fisso di ogni giovedi mattina. Come il musulmano alla Mecca o il pellegrino a Lourdes, il cascinese d.o.c., ogni giovedi, si reca dalla periferia al capoluogo per fare la spesa al mercato.

Corso Matteotti, che nel resto della settimana, assomiglia più ad una desolata strada da film Western dove si sfidavano a duello i fuorilegge, che al corso principale di una cittadina dei nostri giorni, si anima di colpo e inizia fin dalle prime ore dell’alba a riempirsi di banchi e banchetti che saranno la meta di signore di mezza età alla ricerca di frutta e verdura fresche o di spavaldi giovincelli che ‘marinano’ la scuola e vanno a provare le ultime tendenze in fatto di moda.

Il centro prende improvvisamente vita riempendosi di centinaia, forse di migliaia di persone, le quali arrivano per la maggior parte con mezzi a motore che devono lasciare in sosta prima di poter fare i loro acquisti. La logistica del centro di Cascina non è del tutto adatta a questa improvvisa impennata di presenze, mancando il territorio di mezzi pubblici, viabilità o spazi a parcheggio sufficienti ad accogliere tutte queste persone. Ecco che si può assistere a scene degne dell’assalto ai forni del Manzoni: schiere di auto che girano per ore in cerca di un posteggio, immancabilmente aiutate da parcheggiatori abusivi che cercano di barattare la vendita di qualche cianfrusaglia con una buona indicazione di dove trovare l’agognato parcheggio. Figli che accompagnano la madre al mercato e restano in auto in seconda o terza fila pronti a spostarsi qualora intralciassero troppo il traffico o nel caso faccia la comparsa la divisa di un Vigile Urbano con il taccuino in mano. Auto lasciate in sosta in ogni dove, genitori con i figli al guinzaglio che si mischiano alla folla per portare i loro bambini a scuola.

Tutto questo caos è condito dall’azione dei vigili urbani i quali, più che provare a regolare questo grande afflusso di auto e persone, sembra che stiano aspettando soltanto la ghiotta occasione per fare cassa gettandosi sulle auto in sosta vietata come avvoltoi sulle carcasse.

Personalmente non capisco cosa spinga le persone a continuare a partecipare a quella che dovrebbe essere una sorta di festa gioiosa e sembra essersi trasformata in una vera e propria mattanza, dove ogni partecipante al banchetto cerca di spennare il pollo nel modo migliore; dal venditore, al vigile, al parcheggiatore abusivo, per finire con il tipo che ti avvicina chiedendoti un contributo ponendoti la solita domanda ‘ma tu … sei contro la droga?’

Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era: 

la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.

Poesia ‘Il lampo‘ – Da Tristezze,  terza edizione della raccolta Myricae (1894) – Autore Giovanni Pascoli – 

Ad oltre un mese dalle elezioni, la risposta del Sistema alle persone che hanno aderito col proprio voto e non solo al Movimento 5 Stelle, nonostante si sia sentita per giorni ripetere la parola ‘cambiamento’ (da quei partiti che sono stati la causa della situazione da cambiare!), è di mantenere in vita il governo Monti affidando l’iter delle riforme istituzionali ed economiche più importanti ad un gruppo di 10 individui, magnifiche icone della burocrazia, della gerontocrazia, nient’altro che rappresentanti di sé stessi e dei poteri forti che hanno condotto l’Italia alla situazione in cui versa ormai da troppo tempo.

A tutti coloro che incolpano il M5S di aver permesso tutto questo, disdegnando un accordo con il Partito Democratico, vorrei  solo far notare un semplice fatto: il M5S ha solo mantenuto quello che ha promesso dalla sua nascita e che riporta addirittura scritto nel ‘Non statuto’ e cioè non fare accordi con nessun partito!

Se cercate la colpa del mancato cambiamento non potete che guardarvi allo specchio e trovarla nella vostra mancanza di coraggio: per l’ennesima volta avete ‘voluto’ credere a chi vi ha promesso un cambiamento per 20 anni senza mai farlo, avete sperato che coloro i quali hanno portato disonestà, corruzione e insensatezza  al governo, venissero rinsaviti dalla presa di coscienza della drammatica situazione in cui ci troviamo che li avrebbe fatti cambiare di rotta. Avete ‘voluto’ continuare a credere che i partiti rappresentassero ancora i vostri ideali.

Spero che la decisione del Sistema, incarnato in un presidente della repubblica ottantasettenne, di continuare a perpretrare lo stato delle cose, calpestando il futuro delle fasce più giovani della società, sia per molti come un lampo nella notte, un bagliore intenso che d’improvviso svela le cose per quello che sono che faccia capire come il cambiamento vero inizia da noi stessi, dal modo di informarsi, dai nostri comportamenti , dal nostro stile di vita.

Nuoce gravemente alla salute … Spegnetela!

In questi giorni ho avuto modo di parlare della situazione politica italiana con persone che ritenevo di intelligenza e preparazione quantomeno nella media per non dire di buon livello. È quindi stato per me un vero e proprio shock capire, dalle loro parole, quanto sia profondo il condizionamento che opera la tv su menti che, pur dotate di buona intelligenza, si sottopongono per anni al quotidiano lavaggio del cervello.

È talmente tanta la paura di un qualsiasi cambiamento, un vero e proprio terrore dell’ignoto, che i videodipendenti, pur di mantenere l’impressione che il mondo sia stabile e tranquilllo e che vada tutto bene, rinunciano totalmente allo spirito critico, alla curiosità di informarsi personalmente delle cose e assorbono le notizie dalla televisione facendole proprie e ripetendole a sfinimento fino a sentirle veritiere e rassicuranti. Ho tragicamente scoperto che in molti pensano ancora che se una cosa è stata detta in TV, allora deve essere sicuramente giusta.

Tempo fa mi è capitato di leggere il libro per smettere di fumare di Allen Carr, in cui l’autore sostiene che la dipendenza dalla sigaretta non è tanto fisica ma psicologica; l’assuefazione alle sigarette non deriva dal bisogno fisico di nicotina (o comunque questo effetto è molto limitato), ma dipende per la maggior parte dal condizionamento mediatico che ha presentato per anni le sigarette come simbolo di emancipazione, di forza e come uno dei piaceri maggiori della vita.

Penso che lo stesso ragionamento calzi a pennello per la televisione; le persone continuano a guardarla semplicemente perché per anni è stata presentata come il principale mezzo di divulgazione culturale, di informazione ed intrattenimento.

Le analogie fra fumatore e videpodipendente sono anche altre: così come il fumatore incallito pensa di non sapere letteralmente come ‘passare il tempo’ se smette di fumare, il videodipendente trema al pensiero di come poter sostituire il vuoto che lui teme si venga a creare in lui stesso se si azzarda, non dico a spegnere il televisore ma anche solo a guardarlo di meno.

Allo stesso modo, come quando si riesce a smettere col fumo ci si rende conto che fumare è solo una dipendenza che fa rinunciare ai veri piaceri della vita, così chi riesce a fare a meno della tv, si accorge che il tubo catodico gli stava facendo semplicemente dimenticare di vivere pienamente, illudendolo che il mondo vero fosse quello delle sit-com, dei reality, dei talk-show.

Vorrei quindi fare un appello a chi sente di non poter fare a meno della televisione. Per una volta, provate a spegnerla e poi restate ad osservare cosa succede. Se proprio sentirete che per voi è impossibile farne a meno potrete sempre riaccenderla…

P.S. = se volete qualche spunto su come ‘colmare il vuoto’ della tv, provo a dare alcuni suggerimenti: praticare sport – dedicarsi a giochi di società con amici – leggere libri – ascoltare musica – informarsi navigando in internet – partecipare a circoli culturali –  andare a cinema o teatro – passeggiare soli o in compagnia – cenare fra amici o familiari – giocare in famiglia

Uniti

Credo sia indubbio (lo hanno capito perfino le televisioni!) quale sia il soggetto politico uscito vincitore dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013. Lascio le analisi del voto e i commenti eruditi agli esperti che fino a pochi giorni fa negavano perfino l’esistenza del Movimento 5 Stelle, mentre vorrei soffermarmi su quello che credo sia stato il tratto più significativo del Movimento: l’effetto unificatore che ha avuto sulle persone che vi si sono avvicinate.

Sentirci una comunità non era stato scritto in nessun punto del programma del M5S: il programma è composto semplicemente da una serie di proposte condivise su temi della vita civile. Col tempo le persone che hanno discusso le proposte del Movimento e che hanno creduto al cambiamento della società, hanno sentito come fosse impossibile attuarle senza prima cambiare qualcosa del modo d’essere personale, tornando a fidarsi gli uni degli altri.

Durante la campagna elettorale abbiamo superato beceri campanilismi, distanza fra generazioni, divisioni fra abitanti del sud e del nord fino a sentirci una comunità, un popolo che si è riunito nella serata  del 22 Febbraio in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma emozionandosi per le parole guerriere lette da Beppe Grillo ‘…E adesso siamo sorpresi che così tante persone a noi del tutto sconosciute avessero i nostri stessi pensieri, le nostre speranze, le nostre angosce. Ci siamo finalmente riconosciuti uno nell’altro e abbiamo condiviso parole guerriere. Parole che erano state abbandonate da tempo, di cui si era perso il significato, sono diventate delle armi potenti che abbiamo usato per cambiare tutto, per ribaltare una realtà artificiale dove la finanza era economia, la menzogna era verità, la guerra era pace, la dittatura era democrazia. Parole guerriere dal suono nuovo e allo stesso tempo antichissimo, come comunità, onestà, partecipazione, solidarietà, sostenibilità si sono propagate come un’onda di tuono e sono arrivate ovunque annientando la vecchia politica…’

Quando un rappresentante di lista di un partito tradizionale, mi ha chiesto.. ‘ma se avete preso voti da destra e da sinistra… come farete a trovarvi d’accordo?’… sono riuscito soltanto a sorridere …. certa gente, forse, non capirà mai.